Oltre le Asana

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Da qualche anno ormai  leggo articoli e libri sui benefici dello Yoga.

Ovviamente ne capisco l’importanza e me li studio con cura, bisogna sempre continuare ad imparare!

Al contempo, offro due considerazioni:

La prima è: con tutta probabilità continuerei a fare Yoga (per ora atteniamoci alla parte fisica) anche se non avesse benefici fisici, in realtà continuerei a farlo anche se fosse leggermente dannoso per me.

Se questo vi sembra assurdo, pensate a tutte le persone che fanno rugby o grappling o boxe; evidentemente quello che traggono dalla loro pratica supera ampiamente gli sforzi e le varie ammaccature (a volte importanti) che sicuramente ne derivano.

La seconda è che, nell’avere solo quattro lettere, in realtà Yoga è un mondo infinito, diversificato ed estremamente complesso.

Dire “lo Yoga fa bene” è come dire “camminare fa bene”:

camminare dovunque fa bene? Per quanto tempo devo farlo se ho 70-80 anni? Tutte le scarpe sono adatte? In piano o in salita è uguale? Che tipo di patologie mi escludono dalla fascia di persone a cui fa bene? E così via.

È solo un esempio ma spero di aver reso l’idea.

Mi accorgo che uno dei motivi principali per cui la gente si accosta allo “Yoga che fa bene” è perchè è visto come un esercizio morbido.

A parte che molti approcci alla pratica sono tutt’altro che morbidi, quello che spesso mi trovo a dire quando lavoro nelle palestre è “fai attenzione, è l’esercizio più morbido che c’è qui dentro, ma è anche quello che lavora più in profondità sulle strutture delicate del corpo”.

Paradossalmente il lavoro in sala pesi, nel suo essere progressivo (inizio con pesi minimi) e con l’attenzione alla neutralità della spina dorsale potrebbe porre meno rischi (anche qui, di caso in caso, ma proprio questo è il punto!).

Le parole magiche con cui l’insegnante di Yoga prova a salvarsi è il classico “fai fin dove ti senti”, dimenticando clamorosamente che è proprio la mancanza del sentire la causa di molte problematiche muscolo-scheletriche.

Come affidare all’allievo principiante questo compito così oneroso?

Spesso è proprio l’allenamento al sentire la chiave dello Yoga.

È evidente che il punto focale del discorso sia la preparazione dell’insegnante, ma chi mi conosce sa che questo è un tema su cui batto spesso.

L’ultimo punto su cui mi soffermo è proprio come andare al di là di questa dualità “fa bene/fa male”.

Se da una parte è evidente, per quanto detto, che non tutti possano fare sempre tutte le pose, è altrettanto evidente che per fare una Asana in sicurezza sia necessario lavorare sulle varie parti che “tengono” la posa.

Quindi più che “tu puoi farla, tu non puoi farla”, immaginiamo un “tu puoi farla, tu invece lavora su questo esercizio, che ti porterà non tanto a raggiungere la posa (meno interessante) ma a togliere quello che ti previene dal farla oggi.

È un mondo, è un lavoro più lungo, ma i risultati sono completamente diversi!

Namaste


Categories: Yoga destrutturato

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